Farmacisti autorizzati a somministrare. Nursing Up interviene.

Comunicato stampa Nursing Up Lazio:


Il Sindacato degli Infermieri Italiani Regione Lazio
www.nursinguplazio.it – mail: regionalelazio.nursingup@gmail.com


All’OPI di Roma
All’OPI di Frosinone
All’OPI di Rieti
All’OPI di Latina
All’OPI di Viterbo
Alla Regione Lazio
Al Ministro della Salute
Alla Stampa Spett.li tutti


Oggetto: protocollo d’intesa tra la Regione Lazio, Federfarm e Assofarm per la somministrazione da parte dei farmacisti dei vaccini antiinfluenzali.


Il 09.11.2021 la Regione Lazio ha emesso una determina circa il “protocollo d’intesa tra la Regione Lazio, Federfarm e Assofarm per la somministrazione da parte dei farmacisti dei vaccini antiinfluenzali.”

Nel suddetto documento, si autorizza i farmacisti, a somministrare vaccini, da soli, in assenza di un medico e/o di un infermiere.

Un farmacista, previo un corso, on line o offline, di sei ore, di cui tre ore, riferite alla lettura di materiale didattico di approfondimento e conseguente attribuzione di “ben 6 crediti”, acquisirebbe le cognizioni per poter somministrare numerosi vaccini.
La Regione Lazio e molti altri, che dicono di stimare il personale sanitario, ma soprattutto infermieristico, autorizza i farmacisti ad una prestazione di tipo medico/sanitaria con un breve corso di sei ore.
Il corso avrà la valenza di un “abilitazione” alla somministrazione di vaccini. I farmacisti potranno fare iniezioni intramuscolari, introducendo un ago con siringa in un tessuto muscolare somministrando un farmaco, …benché il vaccino è comunque da considerare un farmaco.

Nell’allegato 2, ci sono anche indicazioni circa la “sorveglianza e gestione delle reazioni severe avverse post inoculazione vaccinale”, dove ci sono indicazioni circa il fatto che nel caso di una reazione anafilattica, il temutissimo shock anafilattico, il farmacista deve avvisare immediatamente il 118. …ma si farà in tempo a salvare una vita? Il censore/legislatore dei documenti circa le vaccinazioni, in farmacia, è ignaro del fatto che molti pazienti non sanno di essere potenzialmente allergici?

Lo shock anafilattico è una tipologia di shock distributivo
provocato da una reazione allergica imponente che tende a verificarsi, nella maggior parte dei casi, entro pochi secondi o minuti, molto raramente oltre 60 minuti, dall'esposizione dell'organismo ad un “antigene (come potrebbe essere un vaccino)” scatenante.

Nello stesso “paragrafetto” ci sono “quattro/cinque righe di numero” con indicazioni da osservare, nel caso si debba ricorrere a trattamenti medici, nel caso in cui il “vaccinato” perda conoscenza.

Unico fattore che non è stato rilevato da alcuno, un problema, lamentato da sempre dalla categoria degli infermieri: “secondo la legge nazionale, solo il personale medico ha facoltà di fare diagnosi e quindi stabilire l’approccio terapeutico, vale a dire decidere per la somministrazione un cortisone, adrenalina e/o altro”.
Gli infermieri, chiedono da anni, protocolli operativi, algoritmi, al fine di poter agire, seppur rispettando la legge e le relative indicazioni, soprattutto le peculiarità mediche, …ma nessuno è interessato agli infermieri ed alle necessità operative degli infermieri, …e verso i pazienti.

Come categoria chiediamo algoritmi che sono una strategia finalizzata alla risoluzione dei problemi che sono costituiti da una sequenza finita di operazioni, e potrebbe aiutare a risolvere, lecitamente, problematiche di salute di patologie codificabili.

Concludendo, oggi, confrontandomi con delle colleghe, mi facevano notare che comunque i tamponi e i vaccini vengono fatti da infermieri!

Riassumendo, alla Regione Lazio, alla politica tutta, non interessa nulla degli infermieri, ma soprattutto non sono interessati a far lavorare gli eredi di Florence Nightingale, in sicurezza e secondo legge. Succede da sempre che si preferisca affidare “formalmente” dei ruoli da sempre presi in carico dagli infermieri, ad altre figure, piuttosto che riconoscere agli infermieri ciò che dovrebbe essere loro riconosciuto! Un farmacista, viene abilitato alla somministrazione intramuscolare di un vaccino, a seguito di un corso on line di 3 ore on line + 3 ore di lettura di documenti scritti.

Un infermiere, studia più di un intero semestre, per imparare le peculiarità, gioie e dolori di un intramuscolo, e completa il tutto con più 1250 ore di tirocinio, ciò nonostante, in Italia, non sarebbero abilitati a somministrare vaccini “ufficialmente” in assenza del medico ed oggi di un farmacista, l’infermiere può somministrare un vaccino intramuscolo, ma solo “ufficiosamente”! Stravaganti sti legislatori!

Roma, 12.11.2021

Responsabile Regionale Nursing Up Lazio
Laura Rita Santoro1636542259328jpg