Notizie sconfortanti. CCNL Sanita'

Abbiamo intervistato uno dei fondatori di infermieri fuori dal comparto, il gruppo facebook di infermieri, piu' attivo e arrabbiato del web, Vincenzo Parisi.

Creatore anche del quotidiano sanitario LapaginadiNursingUp, che molti confondono con il Nursing Up. Il quotidiano sanitario, ci tiene a precisare Vincenzo, e' autonomo e non parla mai a nome della sede nazionale del Nursing Up.
Quotidiano che sta aiutando migliaia di infermieri e operatori sanitari 
a trovare cambi compensativi, concorsi, fornire consigli, materiale, supporto, con oltre 196.000 follower.

Abbiamo chiesto a Vincenzo cosa si aspetta da questa contrattazione del nuovo CCNL sanita'? Dai sindacati di categoria? Cosa vogliono gli infermieri fuori dal comparto?

"Dalla contrattazione non mi aspetto nulla, purtroppo."  Non a caso, le notizie che giungono, sono sconfortanti.
Spero di sbagliarmi, ma penso che per noi non ci saranno mai risorse serie, nonostante l'avanzo primario dell'Italia e' tra i migliori al mondo, non si investe nel personale sanitario, come accade in altri paesi.

Il problema dell'Italia non sono le entrate, superiori alle uscite, ma la corruzione, la malavita, la pressione fiscale e una politica di austerita', ormai abbandonata da quasi tutti i paesi.

Riguardo i sindacati di categoria, sono la nostra unica speranza, il problema che sono soli contro tutti, e alle scorse RSU non hanno ricevuto la forza che meritano, nonostante la forte ascesa. 

Ma ripeto, e' soltanto un mio personale parere.
Penso che se vogliamo il cambiamento, quello vero, alle prossime RSU dovremo dare forza, in massa, ai sindacati di categoria, infermieri, tecnici, fisioterapisti, ostetriche e perfino gli oss, perche' siamo tutti sulla stessa barca.
Io, se fossi un oss, preferirei avere al tavolo che conta un infermiere e non un banchiere, un amministrativo...

Servono infermieri nel parlamento, nelle regioni, nelle RSU. Mia intenzione futura e' sensibilizzare i colleghi a questo.

Sono venti anni che aspettiamo una retribuzione onesta, proporzionale a rischi, responsabilita' e che sia nella media europea (2200-2500 euro).
Questo chiedono gli infermieri fuori dal comparto, una retribuzione dignitosa e una contrattazione separata, fuori dal comparto, con fondi dedicati.

Un infermiere del Nord Europa, padre di famiglia, si permette tre viaggi l’anno. Un infermiere italiano, padre di famiglia, o madre single, arriva appena al 20 del mese.

La riconoscenza, la considerazione politica di un paese, verso una professione, la si puo’ riscontrare solamente dalla retribuzione ricevuta. Io, infermiere, non arrivo al 20 del mese. 

La nostra categoria, statistiche ufficiali alla mano, e’ la piu’ colpita dagli infortuni, malattia, burnout e suicidi. Senza contare il rischio di portare a casa patogeni killer, resistenti a qualsiasi farmaco. I miei colleghi meritano molto di piu'.

In troppe realta' siamo in pochi, sfruttati, stanchi, lontani da casa e mal pagati. C'e' una fuga di professionisti e studenti. Questo e' vergognoso oltre che pericoloso, per un paese che si definisce civile e competente.

Stendo un velo pietoso sul privato, dove in moltissime realta' i colleghi se la passano davvero male. Servirebbe un contratto unico nazionale, invece che i soliti dividi e impera.

Un programma politico che non investe nel medio e lungo termine sul personale infermieristico, e’ una politica destinata a fallire.

Vi faccio un esempio:

Il presidente Farmindustria ha rivelato che entro il 2050 ci saranno nei paesi OCSE 2,4 mln di morti correlate a infezioni ospedaliere. In Italia la previsione parla di 450.000 morti, con ripercussioni economiche devastanti. Gli esperti internazionali stimano che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili dall'assistenza infermieristica. In California si sono subito attivati, per legge il rapporto infermiere/paziente e’ di 1 a 5, ciò fa risparmiare soldi, infezioni e morti.

Un vero affare, per chi riesce a capirlo.

Sono tanti gli studi che lo confermano, in Gran Bretagna, hanno osservato che se la gestione infermieristica passa da 10 a 6 pazienti, la mortalità si riduce al 20%.

Università della Pennsylvania, aumentando un paziente ad un infermiere (con una media di 5,7 pazienti) l'incidenza dell'infezione urinaria da catetere vescicale aumenta di un caso ogni mille pazienti. Non vogliamo immaginare quando i pazienti diventano 10 o 12 per infermiere, anche di più in alcune realtà.

In Italia la situazione è complicata, si verificano circa 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale (in particolare infezioni urinarie, ferita chirurgica, polmoniti e sepsi). Questo porta a una spesa sanitaria enorme, che si potrebbe evitare.

In Australia hanno stabilito che il numero 'ideale' per garantire un paziente, e’ un infermiere ogni 4 assistiti.

Ancora, Studio Lancet 2014: Ogni volta che aumenti 1 paziente ad un infermiere, aumenta l’indice di burnout del 23%, aumenta del 7% la mortalità del paziente e aumenta del 7% il rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente sta andando incontro.

Maggiore sarà il numero dei pazienti in carico all’infermiere e maggiore saranno le cure che verranno a mancare: cambio postura (per evitare lesioni da pressione), igiene orale, educazione sanitaria a paziente/famiglia, sorveglianza adeguata (quantità urine, tipo di respiro, etc etc), dialogo con il paziente, osservazione, preparazione alla dimissione, etc, etc.

Un dato preoccupante che emerge è la volontà di cambiare lavoro appena possibile. Il 36% degli infermieri italiani lascerebbero subito il paese.

Dagli studi emerge anche che il 78% dei pazienti capisce l’infermiere e si sente ascoltato e rispettato. Onore a questi colleghi.

Il consiglio di un piccolo infermiere?

Le politiche nazionali, regionali e locali dovrebbero smettere di far girare tutto intorno al bilancio economico. Il risparmio non e’ guadagno, investire sul personale infermieristico e di supporto (dove mancano) lo e’.

Bisogna investire sull’ assistenza infermieristica, risparmiando così miliardi di euro l’anno, per curare infezioni, piaghe da decubito, meno uso di antibiotici, riducendo la durata dei ricoveri, etc.

Investire pochi milioni, risparmiando miliardi e salute.

Non e' da sottovalutare anche l’impatto ambientale, risparmiando l’utilizzo di antibiotici.

Migliorare l’assistenza infermieristica significa meno morti, meno infezioni, meno antibiotici, più ambiente e molti più soldi.

Sembra che la politica ignori le evidenze internazionali. 

Approfitto per dire ai colleghi di non licenziarsi, a tutti gli studenti di non abbandonare gli studi, lottiamo insieme, proviamoci, non dico che riusciremo, ma vi assicuro che faremo tanto rumore. 

Venite su infermieri fuori dal comparto e organizziamoci. Servono infermieri in politica, nelle RSU, nelle regioni...e solo uniti potremo avere quel potere, quella forza che non abbiamo, pur essendo il fulcro della Sanita'.

Ci tengo  a precisare, rispondendo a molte mail, che LapaginadiNursingUp, come Infermieri fuori dal comparto, sono autonomi e non sono la voce di nessun sindacato di categoria, non sono gestiti da nessuna sede nazionale.

Infermierifuoridalcomaparto in particolare, potrebbe diventare il punto di svolta, un bel gruppo, attivo, libero, dove scambiare idee, pareri e perche’ no, darsi appuntamento a Roma. 

Il tempo dell’apatia deve finire, servono infermieri nel parlamento, nelle Regioni, nelle RSU, nelle proteste, negli scioperi. 

Bisogna dare forza ai sindacati di categoria, io scelgo Nursing Up, ma ognuno puo’ scegliere il suo.

Uniti, presto a Roma, sotto un unica bandiera, quella della categoria, con o senza sindacati, per chiedere dignita’ e diritti.

Vi aspetto su infermierifuoridalcomparto, gruppo facebook. Approfitto anche per invitare i quasi 200.000 follower di LapaginadiNursingUp, che leggeranno questo articolo, di convergere in infermierifuoridalcomparto.

Gaiaprotector

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