Professionisti sanitari in piazza, se non ora quando?

Comunicato stampa:

Cari colleghi, entro uno o due mesi si chiuderanno le contrattazioni, il momento CLOU è adesso.

Noi del gruppo "infermieri fuori dal comparto", invochiamo i tre sindacati di categoria a fare fronte unico, invitiamo tutti i professionisti della salute a scendere in piazza, uniti, perché questa è una battaglia di tutti, non solo degli infermieri, ma delle ostetriche, dei fisioterapisti, dei tecnici, degli OSS, è un contratto che riguarda tutti. 

Chiediamo alla FNOPI, dove sei? I famosi 450.000 infermieri in piazza?

Il vero riconoscimento di un Paese verso una categoria è la retribuzione. Noi infermieri e professionisti della salute, siamo e saremo sempre più poveri.

NON VOGLIAMO ONORI, MONETINE, ABBRACCI. VOGLIAMO RISPETTO DA PARTE DI QUELLA POLITICA CHE TANTO CI ELOGIA MA CHE POI NEI FATTI CI UMILIA, CI MORTIFICA.

Bisogna respingere gli spiccioli, 174 EURO LORDI, tanto valiamo? 80 euro netti al mese in più? Avete notato gli aumenti delle materie prime, dell’autostrada? Il nostro potere di acquisto è inferiore a quello di un operaio non specializzato e si abbasserà ancora di più.

Hanno ragione i nostri studenti ad abbandonare già dal primo anno o quei colleghi che si licenziano per andare a lavorare nei supermarket, più soldi, meno rischi e meno responsabilità.

Il 28 febbraio inizieremo con una protesta davanti alla prefettura di Rimini e Ferrara, alle ore 10:00 in contemporanea, sperando che sia solo una scintilla che faccia dilagare la protesta in ogni città, FINO A ROMA.

Sarà difficile partire, organizzare non è mai facile.

In Francia ci sono riusciti e anche in Germania, Belgio, Spagna, etc, noi siamo da meno?

Il sindacato di categoria Nursing Up ci ha metterà a disposizione un pullman da Imola verso Rimini, che si fermerà a raccogliere anche i colleghi di Forlì, Ravenna, Faenza, Cesena.

Se saremo in tantissimi si potrebbe innescare la stessa sequenza in tutte le città... stiamo trovando molti ostacoli e ostruzionismo, ma siamo consapevoli, e dovete esserlo anche voi, che se ci fermeremo, per i prossimi 10 anni avremo un nuovo contratto CIOFECA.

Non chiediamo una poltrona, ne uno stipendio d’oro e nemmeno di appartenere a qualche casta... chiediamo solamente quello che pensiamo di meritare:

- un contratto fuori dal comparto, sia nella contrattazione che per fondi dedicati solo a noi.

- Uno stipendio nella media Europea, niente di più. Il passaggio alla categoria E per tutti gli infermieri e per i professionisti sanitari afferenti ai profili sanitari ex legge 42/1999

- Molti colleghi del privato vivono in situazioni ancora più umilianti di quelle del pubblico, meritiamo un contratto unico nazionale.

- DI SBLOCCARE LE ASSUNZIONI,

- Basta esclusività

- Che siano riviste tutte le indennità, (ad es. l’indennità notturna viene pagata € 2,74 lorde l’ora)

- L’introduzione dell’Istituto delle Consulenze

- Le progressioni di carriera per le funzioni esperte

- La categoria ES per gli specialisti

- La categoria F per i coordinatori

- Basta nullaosta, mobilità libere

– Il riconoscimento, come per i medici, di una indennità di specificità sanitaria pari ad € 400 mensili.

Equiparare gli infermieri del privato con quelli del pubblico, con un contratto unico nazionale.

Il riconoscimento contrattuale dei professionisti che si occupano di formazione, sia nel comparto, sia come dirigenti, con riconoscimento contrattuale e stabilizzazione di coloro che si trovano da anni assegnati presso le Università con ruoli di didattica, tutoraggio e direzione.

Siamo stanchi, arrabbiati e sfiduciati.

- SIAMO LA PROFESSIONE CON IL MAGGIOR NUMERO D'INFORTUNI, SUICIDI E BURN-OUT MA NON VIENE RICONOSCIUTO NEMMENO IL LAVORO USURANTE.

- ABBIAMO RISCHI E RESPONSABILITA’ CHE VANNO OLTRE A QUELLI DI MEDICI E DIRETTORI, MA PERCEPIAMO LA PAGA DI UN OPERAIO NON SPECIALIZZATO

Siamo stanchi e arrabbiati, molti di noi sfiduciati non solo dalle Federazioni, ma anche da tutti i sindacati.

Ai sindacati di categoria diciamo di fare fronte unito, sappiamo bene che non avete ancora i numeri per aprire l’Aran come una scatoletta, ma vi chiediamo di provarci, “meglio il pianto di una sconfitta che la vergogna di non aver lottato”.

Ai colleghi tutti, anche delle altre professioni sanitarie, diciamo che è arrivato il momento di smettere di lamentarsi, è arrivato il momento di fare ognuno la sua parte.

Chi può scenda in piazza, chi può si candidi in politica e lotti per i colleghi (noi vi sosterremo con il nostro voto), chi può si candidi alle RSU (CON I SINDACATI DI CATEGORIA, stanno per scadere i termini, AFFRETTATEVI, noi vi aiuteremo), chi può partecipi alle manifestazioni, agli scioperi, e tutti insieme sensibilizziamo il collega a fianco, ignorate quelli coinvolti nei sindacati generici, quelli non li convincerete mai, meglio ignorarli.

Uscire dal comparto è possibile, i medici ci sono riusciti, serve una legge, l’intervento del Legislatore. La politica guarda solo i numeri.

Gli infermieri hanno i numeri, i requisiti e le capacità per uscire dal comparto, siamo l’esercito più numeroso e preparato del paese. 

Siamo il 70% del comparto sanità, ma per noi decide il restante 30%, operai, amministrativi.

Stare nel comparto significa dividere con non sanitari soldi dedicati ai sanitari.

Una freccia ai colleghi del privato, perché non dovrebbe esistere un contratto unico nazionale di base per pubblico e privato e poi magari permettere alle Aziende che lo desiderano stipulare dei contratti migliorativi, invece di questa moltitudine di contratti poco attraenti? 

Perché medici e dirigenti infermieristici meritano di stare fuori dal comparto e noi dentro?

Una classe politica che spesso ci ignora, sembra prenderci in giro o non hanno idea di cosa parlano. 

Stipendio Media OCSE: 2532 mese euro netti, in Lussemburgo è di 83.274 anno lordi. Io questo mese ho percepito 1501 euro, con rischi e responsabilità enormi.

Serve una sanità pubblica forte con al centro la figura dell’infermiere. Senza di esso tutto si ferma.
L'Italia insieme a Grecia, Spagna, Portogallo sono le uniche nazioni a tagliare la sanità sistematicamente durante le crisi economiche.

Dati OCSE: Spesa pro capite a parità di potere di acquisto, in Italia nel 2019 è pari a 2473 euro (media OCSE 2572) a fronte di Francia 3644 e Germania 4504. Dal 2006, escludendo il 2009, l'Italia ha più entrate economiche che uscite. I soldi ci sono, ma non per noi.

Il presidente Farmindustria ha rivelato che entro il 2050 ci saranno nei paesi OCSE 2,4 mln di morti. In Italia la previsione parla di 450.000 morti , con ripercussioni economiche devastanti.

In merito a questo molti studi internazionali confermano, che un infermiere messo in condizioni mentali e fisiche di fare bene il proprio lavoro, potrebbe non solo far risparmiare milioni di euro ma diminuire di molto infezioni e morti ospedaliere (Studio Lancet).

Non solo l’infermiere è vitale per la lotta al Covid-19, ma anche all’antibiotico resistenza, alle piaghe da decubito, prevenzione delle urgenze, riduce la mortalità, etc.

L’infermiere, in un paese civile e all’avanguardia, dovrebbe trovarsi al centro di qualsiasi finanziaria, e non solo negli ambienti ospedalieri ma anche nelle scuole, nei luoghi pubblici.

In uno studio i ricercatori della Pennsylvania ha stimato che se i tassi di 'burnout' degli infermieri fossero ridotti del 10% si potrebbero prevenire circa 4.160 contagi ospedalieri ogni anno, risparmiando 41 milioni di dollari in costi del servizio sanitario.

Secondo un altro studio realizzato in Gran Bretagna, quando la gestione infermieristica passa da 10 a 6 pazienti la mortalità si riduce al 20%.

DOVE CI SONO GLI INFERMIERI NON CI SONO LE LESIONI DA DECUBITO E NOI SIAMO SOTTO ORGANICO DA 20 ANNI...

COLLEGHI, NON CHIEDETEVI COSA PUO’ FARE IL SINDACATO PER VOI, MA COSA VOI POTETE FARE PER LA CATEGORIA. QUESTA è LA DIFFERENZA, QUESTO E’ IL CAMBIAMENTO.

Sono migliaia i colleghi che percepiscono 1650 euro al mese con moglie e due figli a carico, in affitto.

Dati statistici dicono che il 36% degli infermieri italiani lascerebbero subito il paese, e lo farei anche io se fosse possibile.  

Ci stiamo organizzando e siamo in migliaia.

NON POSSIAMO PIU' FERMARCI

ADESSO TOCCA VERAMENTE A NOI, IL CAMBIAMENTO SIAMO NOI RAGAZZI, NON POSSIAMO PiU' FERMARCI.

SOLO GLI INFERMIERI E LE FIGURE PROFESSIONALI SANITARIE SANNO COSA FARE E DEVONO ESSERE A QUEI TAVOLI CHE CONTANO PER POTERLO URLARE E NESSUNO CI PUO’ TOGLIERE QUEL POSTO, NESSUNO.

SENZA GLI INFERMIERI LA SANITA’ E NULLA E SE NON LO AVETE CAPITO DA OGGI IN POI VE LO FAREMO CAPIRE NOI.

LA SANITA' NON è SOLO DEI MEDICI, NOI NON SOLO ESISTIAMO MA SIAMO L’INGRANAGGIO PRINCIPALE SE LO METTANO IN TESTA.

NOI CHE NON ABBIAMO IL CORAGGIO DI ABBANDONARE QUESTO CARROZZONE SFASCIATO e CHE ANCORA GARANTIAMO LA NOSTRA ATTIVITA’ NELLE STRUTTURE OSPEDALIERE PUBBLICHE E PRIVATE NONOSTANTE CI SIA UNA DISORGANIZZAZIONE CHE REGNA DA PER TUTTO. Solo per amore del paziente.

Ma è arrivato il momento di pensare a noi. Ci vediamo il 28 febbraio a Rimini oppure Ferrara, a secondo della città che vi fa più comodo, alle ore 10:00 davanti alle due Prefetture. La maglia ve la regaliamo noi. Portate, se volete fischietti, cartelloni, cartelli, etc. Sperando che questa sia la miccia che possa portare la protesta in ogni singola Prefettura, poi Regione, convergendo infine in una immensa manifestazione no stop a Roma, come è già accaduto in altre grandi nazioni.

Infermieri fuori dal comparto
Martina Bella

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